| Fofò e Fabrizio Buonocore sono sul 2-2. Due scudetti per Fofò con la calottina della Canottieri Napoli, una Coppa Campioni e uno scudetto per Fabrizio con il Posillipo
La squadra del cuore. Fofò: Sono molto legato sia alla Canottieri che al Posillipo... Però ho una grande passione per il Posillipo. Fabrizio: Ora il Posillipo.
Il più forte giocatore italiano oggi. Fofò: Postiglione. Fabrizio: Carlo Silipo.
E lo straniero? Fofò: Zlokovic. Fabrizio: Vujasinovic.
Il giocatore più forte di tutti i tempi. Fofò: In senso assoluto, gli ultimi sono certamente più bravi di quelli che giocavano ai miei tempi, hanno più forza, giocano in modo molto diverso. Dico Bencivenga. Fabrizio: Tra quelli che ho visto giocare, Estiarte.
La pallanuoto è più bella adesso o negli anni '50? Fofò: Adesso, anche grazie al nuovo regolamento che l'ha resa molto più bella, velocissima, spettacolare. Alla mia epoca la pallanuoto era molto più statica, mentre oggi si gioca a tutto campo e con ritmi elevatissimi. Fabrizio: Ora è molto più veloce, spettacolare, anche grazie alle nuove regole. Ma ogni periodo ha avuto la sua pallanuoto, ed è stata sempre uno sport appassionante.
La pallanuoto è uno sport pulito? Fofò: Si, pulitissimo. Vivo questo sport molto da vicino e so che è pulitissimo. Fabrizio: Si, assolutamente.
Per te la pallanuoto è… Fofò: Una parte della mia vita. Sono legato a questo sport da molti anni e continuo ad esserlo anche se oggi la mia attività è del tutto diversa. Fabrizio: Prima di tutto una passione.
E per l'altro cos'è? Fofò: Per adesso, la parte principale della sua vita. Anche se Fabrizio sta finendo gli studi in legge, e una volta laureato… Fabrizio: Una grande passione, anche se la sua prima passione è stato il nuoto. Lui ha fatto tantissimo nuoto prima di avvicinarsi alla pallanuoto. Ai suoi tempi poteva praticare entrambi gli sport contemporaneamente.
Un aggettivo per descrivere l'altro. Fofò: Tecnico. Fabrizio: Corretto e sportivo.
Quello che stiamo vedendo è il Posillipo più forte di tutti i tempi? Fofò: Credo che il Posillipo più forte di tutti i tempi sia stato quello che lo scorso anno ha vinto in Eurolega e due anni fa in campionato. Anche all'inizio degli anni '90 aveva un grande gruppo, ma ancora non esistevano le realtà e gli atleti dei paesi dell'est – penso alla Jugoslavia, all'Ungheria – in cui problemi interni non avevano ancora permesso alla pallanuoto di crescere. Fabrizio: E' una cosa che si dice, ma quest'anno non abbiamo ancora vinto niente. Credo che il valore di una squadra si misuri a fine stagione in base ai risultati che raggiunge, quindi se ne potrà parlare più in là.
La Canottieri è stata per il Posillipo un "serbatoio" continuo di giocatori: che ne pensate? Fofò: Beh, è vero, negli ultimi quindici anni è stato così, e vivo per questo un certo rammarico. Fabrizio: Quando ero molto piccolo ed ero alla Canottieri rimasi male quando andò via il primo gruppo di miei compagni – Silipo, Salvati e altri - anche se questo mi diede la possibilità di giocare in prima squadra. Quando in seguito, però, ho vissuto anch'io la stessa situazione, mi è sembrato giusto andar via a mia volta per cercare di vincere qualcosa: in fondo non si gioca solo per passione ma anche per avere delle soddisfazioni. Purtroppo la Canottieri non è mai riuscita a creare con i giovani emergenti una squadra in grado di lottare per i vertici.
Ci sono le premesse affinché la Canottieri torni prima o poi tra le grandi? Fofò: E' molto difficile, a causa di problemi principalmente finanziari. Fabrizio: A livello societario credo di si, che lo vogliano. So che quest'anno la Canottieri sta cercando di allestire una buona squadra per tentare di risalire; se ci riesce, potrà pensare, nel giro di qualche anno, a tornare tra le grandi. L'unica difficoltà, oggi, è che forse mancano, soprattutto in Campania, delle risorse giovani di valore.
La rete decisiva contro il Recco nel 2004 era a tempo scaduto? Fabrizio: Mi hanno detto di no! E poi basta che me l'abbiano data…
Che tipo di padre è Fofò Buonocore? Fabrizio: E' stato un padre che prima di tutto mi ha insegnato la cultura sportiva e i valori familiari. Ma non solo questo: quando non mi vedeva studiare era il primo a rimettermi in riga, perché il suo cruccio è stato sempre quello di farmi laureare… Mio padre mi ha fatto capire che non esiste solo lo sport, del resto anche lui si è sempre divertito, ma senza mai perdere di vista i suoi obiettivi.
E Fabrizio, che figlio è stato? Fofò: Un figlio meraviglioso, molto buono. Ma tutti gli sportivi lo sono, perché vivono una vita sana. Fabrizio ha giocato le sue prime gare all'età di cinque anni, e in piscina ha imparato i valori della bontà e dell'altruismo.
La sensazione provata dopo l'ultima vittoria di Fabrizio in Eurolega. Fofò: Una grossa commozione, una grande gioia, è stato davvero uno spettacolo grandissimo. Da spettatore l'ho sentita molto anche perché ai miei tempi non c'era questo tipo di campionato ed è stato bello vedere mio figlio raggiungere questo traguardo. Inoltre, io ho sempre seguito molto da vicino i giocatori del Posillipo, quindi l'ho vissuta insieme a tutti loro.
Ha nostalgia dei derby degli anni '80 tra Posillipo e Canottieri? Fofò: Certo, il derby a Napoli non esiste più, e mi manca molto. |